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Un parco in movimento


Il Parco Arte Vivente nasce a Torino in un’area industriale dismessa, dove fino ai primi anni novanta del novecento un’industria metalmeccanica produceva componenti per l’auto. Oggi questa trasformazione, in via d’ultimazione, viene incorporata nuovamente nell’ingranaggio produttivo della città. Dove un tempo si producevano migliaia di molle per le sospensioni per auto, oggi la produzione di valore è sostenuta da nuovi attori e da nuovi processi, come ci comunica una pubblicità dell’ Azienda di Igiene Ambientale di Torino, con l’immagine di una buccia di banana che spunta da un portagioie in una pubblicità itinerante sugli autobus torinesi.

Il territorio del parco durante questa ultima trasformazione è rimasto per molti anni abbandonato a se stesso, un terrain vague, un luogo sospeso nel tempo dove presto, si diceva nel quartiere, si sarebbe realizzata un’area verde attrezzata.

In questo terreno in transito, a suo modo selvaggio, utilizzato come discarica di macerie edilizie, in questo Terzo Paesaggio, concetto elaborato da Gilles Clément1, si assiste, osservando attentamente, a una vita pionieristica animata dall’insediamento di molte specie vegetali. Uno spazio transitorio dotato di una vitalità propria. Uno spazio in tensione verso un’inedita trasformazione che è divenuta oggetto di trattative tra una pluralità di attori finalizzate alla realizzazione del Parco d’Arte in sostituzione del previsto parco attrezzato.

L’idea progettuale del parco del PAV si è precisata in questa fase del processo e da queste osservazioni2, un parco, non totalmente organizzato con un linguaggio formale, che si struttura e definisce con la processualità del vivente, piante, animali, persone e attraverso le relazioni che si formano tra essi e che generano trasformazioni inaspettate e non determinate a priori del paesaggio urbano3. Il progetto del parco fa proprie le sollecitazioni e le relazioni con gli artisti, le relazioni di questi con l’ambiente, con i suoi vincoli e le sue potenzialità, e con il pubblico e le committenze sociali, in un sistema di relazioni dove il luogo della produzione delle opere è il medesimo di quello dell’esposizione, e il luogo dell’esposizione è il territorio, dove le opere, entrando in rapporto fra loro, concorrono al processo di costruzione di questo frammento di paesaggio. Il Parco Arte Vivente si prospetta quindi secondo una definizione di Piero Gilardi come “un cantiere ininterrotto, un intreccio dialogico di esperienze aperto alle alterità innovative, in omologia con i sistemi viventi della biosfera“4.

In sintesi, per usare un concetto espresso da Nicolas Bourriaud5, il parco d’arte si può intendere come “un luogo di negoziazione tra uomini e cose”. Bourriaud introduce la sua idea di Parco d’Arte nel fluire di questa elaborazione, un’idea di parco d'arte contemporanea, come territorio artistico in via di sviluppo e non un contenitore che si accontenti solo di ospitare progetti ed esposizioni, ma un modello di sviluppo sostenibile e durevole tra le pratiche artistiche e lo spazio d'esposizione che le produce e le mostra.





NOTE:

  1. Gilles Clément, Manifesto del Terzo paesaggio (2005); si veda anche il suo Le Jardin en mouvement (1994).
  2. Si veda il contributo su questi temi del workshop promosso dal PAV: COLONIZZAZIONE_01 degli artisti Andrea Caretto & Raffaella Spagna realizzato nel dicembre 2006 nell’area del cantiere del Parco Arte Vivente.
  3. Linda Pollak, Il paesaggio per il recupero urbano, in Lotus
  4. Piero Gilardi, citazione tratta dal documento “Il Concept del PAV” , aprile 2007
  5. Nicolas Bourriaud, critico d’arte e curatore, ha diretto il Palais de Tokyo di Parigi in collaborazione con Jérôme Sans. Nel 1992 ha fondato la rivista di arte contemporanea “Documents sur l’art”. Per i tipi di Presses du Réel il saggio “Esthétique relationnelle”. E’ membro del Comitato di Direzione Artistica del Parco Arte Vivente di Torino.